“Il crimine nel piatto”

“Il crimine nel piatto”

28 Maggio, 2019 0 Di Giacomo Giancaspro

Ricorre oggi il 27esimo anniversario della strage di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e i tre agenti della scorta. Un anniversario che ci permette di ricordare le vittime innocenti delle mafie, delle stragi, del terrorismo e del dovere. Come ogni anno, sono previste varie attività nelle piazze delle più importanti Città italiane, non solo per ricordare chi ha pagato con la propria vita la difesa della democrazia e della libertà, ma, soprattutto, per ricordare che per contrastare le mafie e la corruzione occorre sì il grande impegno delle forze di polizia e di molti magistrati, ma prima ancora, occorre diventare una comunità solidale e corresponsabile, che faccia del “noi” non solo una parola, ma un crocevia di bisogni, desideri e speranze. Apprendiamo inermi e deboli come nel Salento, così come nel resto d’Italia, le organizzazioni criminali hanno cambiato volto, trasformandosi in una “mafia intellettuale e affaristica”, dove le stragi e i morti ammazzati hanno ceduto il passo alle infiltrazioni nel tessuto sociale, economico e politico. Nuove forme criminose si sono infiltrate nell’intera catena alimentare, si legge, infatti, nel VI Rapporto agromafie di Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e nel sistema agroalimentare che le organizzazioni mafiose hanno cambiato volto utilizzando traffici illeciti, truffe, frodi, manipolazioni nella filiera del cibo, con pesanti impatti negativi sia sulla salute dei cittadini che sul tessuto economico e ambientale tanto che ormai si può ragionevolmente parlare di mafia 3.0. per un giro d’affari quasi doppio rispetto ai 12,5 miliardi di euro del 2011, essendo arrivato a superare i 22 miliardi di euro nel 2018 (e crescendo a una media del 10 per cento l’anno).

In un settore così globalizzato, quale quello dell’alimentazione, la mafia allunga le sue grinfie ben al di là dei confini italiani, incidendo sul tragitto che gli alimenti effettuano per arrivare fino alle tavole di tutto il mondo. Le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali “famiglie” che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti vari agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di “arruolamento”, riccamente remunerato, di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo.

I poteri criminali si “annidano” nel percorso che frutta e verdura, carne e pesce, devono compiere per raggiungere le tavole del mondo distruggendo concorrenza e libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta. Risultato: moltiplicazione dei prezzi, per l’ortofrutta anche triplicati dal campo alla tavola; pesanti danni di immagine per il Made in Italy in Italia e all’estero. I settori agroalimentari più colpiti da truffe e reati sono il vino con +75% nelle notizie di reato, la carne dove sono addirittura raddoppiate le frodi (+101%), le conserve con +78% e lo zucchero dove nell’arco di dodici mesi si è passati da zero e 36 episodi di frode: mozzarelle sbiancate con soda e perossido di benzoile e pesce vecchio rinfrescato con “lifting” al Cafados (un additivo che rende brillanti i prodotti). Ma anche carne di macelli clandestini di animali rubati; pane cotto in forni con legna tossica; nocciole turche prodotte con il lavoro dei minori; miele “tagliato” con sciroppo di riso o di mais. Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di furti di trattori, falciatrici, gasolio, rame, prodotti (limoni, nocciole, olio e vino) e animali con un ritorno dell’abigeato: veri e propri raid connessi con la macellazione clandestina. Per quanto fin qui detto, occorre incoraggiare e stimolare attività didattiche di formazione specifiche mirate alla cultura del rispetto e della legalità, per una cittadinanza attiva e responsabile anche dei futuri operatori del comparto ristorativo.